{"id":2809,"date":"2020-03-12T10:47:19","date_gmt":"2020-03-12T09:47:19","guid":{"rendered":"http:\/\/www.evareguzzoni.it\/cms\/?page_id=2809"},"modified":"2020-09-13T09:40:06","modified_gmt":"2020-09-13T07:40:06","slug":"interviste","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.evareguzzoni.it\/cms\/?page_id=2809","title":{"rendered":"Interviste"},"content":{"rendered":"\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"http:\/\/www.evareguzzoni.it\/cms\/wp-content\/uploads\/2020\/09\/6_FIBULE_2018-Argilla-concotta-filo-di-rame-_-particolare.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-2919\" src=\"http:\/\/www.evareguzzoni.it\/cms\/wp-content\/uploads\/2020\/09\/6_FIBULE_2018-Argilla-concotta-filo-di-rame-_-particolare-300x199.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"199\" srcset=\"https:\/\/www.evareguzzoni.it\/cms\/wp-content\/uploads\/2020\/09\/6_FIBULE_2018-Argilla-concotta-filo-di-rame-_-particolare-300x199.jpg 300w, https:\/\/www.evareguzzoni.it\/cms\/wp-content\/uploads\/2020\/09\/6_FIBULE_2018-Argilla-concotta-filo-di-rame-_-particolare-1024x680.jpg 1024w, https:\/\/www.evareguzzoni.it\/cms\/wp-content\/uploads\/2020\/09\/6_FIBULE_2018-Argilla-concotta-filo-di-rame-_-particolare-768x510.jpg 768w, https:\/\/www.evareguzzoni.it\/cms\/wp-content\/uploads\/2020\/09\/6_FIBULE_2018-Argilla-concotta-filo-di-rame-_-particolare.jpg 1200w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\r\n<p class=\"has-text-color has-vivid-red-color\"><strong>Un dialogo aperto<\/strong><\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Conversazione tra<strong> Eva Reguzzoni<\/strong> e <strong>Rossella Moratto<\/strong><\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La ricerca di Eva Reguzzoni pu\u00f2 sembrare a prima vista anacronistica, un guardare a ritroso che lascia all\u2019oggi reperti e tracce. Ma a uno sguardo pi\u00f9 attento, il suo\u00a0\u00a0non \u00e8 un viaggio temporale ma intimo, viscerale, che percorre la dimensione irrazionale del preconscio per\u00a0aprire\u00a0un\u00a0interstizio\u00a0tra interno ed esterno, tra\u00a0conscio\u00a0e inconscio, facendo emergere sentimenti e tensioni, emozioni e desideri che si transustanziano nella materia trasformata cos\u00ec in una seconda pelle su cui si imprimono i segni del proprio vissuto e l\u2019ineludibile inevitabilit\u00e0 del caso. La sua \u00e8 un\u2019azione sottile ma potente, destabilizzatrice e potenzialmente distruttiva, che d\u00e0 forma, nella transitoriet\u00e0 del frammento, all\u2019irrazionalit\u00e0, alla memoria e al sentimento. Un\u2019azione che si espande, a tratti viralmente, nello spazio per accumulo e libera associazione.\u00a0\u00a0Una ricerca che richiede riflessione e ascolto.\u00a0<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"has-text-color has-very-dark-gray-color wp-block-paragraph\"><strong>Rossella Moratto: <\/strong><strong>Il tuo lavoro \u00e8 dichiaratamente legato a una pratica introspettiva. \u00c8 una sorta di liberazione dell\u2019inconscio, dell\u2019irrazionale, degli aspetti che normalmente vengono scartati. Qual \u00e8 il percorso che ti ha portato a questa scelta?<\/strong><\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Eva Reguzzoni<\/strong>:\u00a0Penso sia stato il tempo dedicato all\u2019ascolto del mio corpo e il fatto di essere una persona sensibile alle variazioni degli stati emotivi a darmi la possibilit\u00e0 di indagare inconsapevolmente una direzione intima e liberatoria che, a poco a poco, ha iniziato a definirsi sotto diversi aspetti cognitivi che non avevo ancora analizzato in precedenza. Ricercare in profondit\u00e0, scavare nell\u2019inconscio. Trovare qualcosa che mi facesse star bene.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La mia domanda ricorrente \u00e8 sempre stata ed \u00e8 ancora: cosa senti? Come ti poni? Che cosa vuoi esprimere con la tua pratica artistica? Ed ecco che, attraverso queste domande, mi sono creata un mio percorso che indaga e rielabora le tensioni e i traumi inconsci. \u00c8 stato difficile intuirlo durante le ore di ricerca passate a lavorare intensamente per sviluppare un filo conduttore ideale alla mia personalit\u00e0. Mi piace pensare al mio lavoro come se fosse un rifugio irrazionale, la scelta di liberare la parte non razionale, il germe emozionale che i sentimenti producono nella mente.\u00a0<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Hai scritto: \u201cNella mia ricerca artistica mi piace creare un legame profondo con il mio interno ed esterno, tra l\u2019immaginario e il reale\u201d.<\/strong><strong>\u00a0L\u2019opera dunque \u00e8 un filo diretto tra esterno e interno che d\u00e0 forma alle tensioni interne senza mediazioni?<\/strong><\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il lavoro dell\u2019artista trasmette tutto quello che sente dentro e lo traduce fuori; \u00e8 un focolare da alimentare costantemente.\u00a0Il canale o il filo va sempre alimentato per dare agio alla spontaneit\u00e0 di evadere\u2026 \u00e8 un\u2019attitudine di scambio che contamina il dentro e il fuori, una prassi che unisce e consolida le tensioni.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Lo stretto legame tra interiorit\u00e0 ed esteriorit\u00e0 mi fa pensare che la materia per te sia la metafora della carne, come evidenziano anche alcune serie di ceramiche con cui hai ricreato una tua personale anatomia.<\/strong><\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Tutto ritorna vero? S\u00ec, un\u2019anatomia interna, di reni, cuore, segmenti di arterie e ossa. Gli apparati in concotto sono dei fossili vitali che trasmettevano linfe per alimentare il corpo e la mente. Erano carichi di emozioni silenziose. La materia nelle mie mani si plasma, si adatta alle pi\u00f9 intime necessit\u00e0, trasmette sensazioni, lascia tracce.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Il tuo approccio empirico\u00a0<\/strong><strong>lascia necessariamente ampio<\/strong><strong>\u00a0<\/strong><strong>spazio<\/strong><strong>\u00a0<\/strong><strong>al<\/strong><strong>\u00a0<\/strong><strong>caso<\/strong><strong>,\u00a0<\/strong><strong>all<\/strong><strong>\u2019<\/strong><strong>associazione<\/strong><strong>\u00a0libera\u00a0<\/strong><strong>e<\/strong><strong>\u00a0<\/strong><strong>alla<\/strong><strong>disgregazione<\/strong><strong>,\u00a0<\/strong><strong>all<\/strong><strong>\u2019<\/strong><strong>automatismo<\/strong><strong>\u00a0<\/strong><strong>e<\/strong><strong>\u00a0<\/strong><strong>all<\/strong><strong>\u2019<\/strong><strong>instabilit\u00e0<\/strong><strong>. I tuoi lavori riflettono questa inclinazione e sono anch\u2019essi, in questo senso, imprevedibili, dunque imperfetti: dei non-finiti.\u00a0<\/strong><strong>L\u2019opera, proprio per questa sua caratteristica, concentra l\u2019intenzionalit\u00e0 restituendola come senso e possibilit\u00e0.\u00a0<\/strong><strong>Concordi con questa definizione?<\/strong><\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Io sperimento sempre e non temo di ripetermi perch\u00e9 in ogni passaggio ottengo nuovi spunti, mi piace variare il mio lavoro e non definirlo. Non bado alla forma estetica ma al processo creativo che l\u2019ha generata. Le mie opere sono fatte di gesti manipolatori, approcci tecnici-sentimentali di rottura e sconfinamento.\u00a0<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Le tue opere plastiche \u2013 mi riferisco in particolare alle sculture in ceramica della serie\u00a0<em>Blood<\/em>\u00a0o\u00a0<em>Ancora crudi<\/em>\u00a0o anche\u00a0<em>Rogo di<\/em>\u00a0<em>Argille \u2013<\/em>\u00a0<\/strong><strong>vanno in direzione contraria alla stabilit\u00e0 abitualmente associata alla scultura classicamente intesa<\/strong>.\u00a0<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Cerco l\u2019imperfezione che non \u00e8 mai ripetibile. Le mie sculture delle serie\u00a0<em>Blood<\/em>,\u00a0<em>Ancora crudi<\/em>\u00a0e\u00a0<em>Rogo di Argille<\/em>ma anche altre, durante la lavorazione a crudo e dopo le cotture acquisiscono forme e significati diversi. Io penso e modello una forma con la terra, ma poi questa forma, con lo shock termico, si stravolge e la scultura acquista cos\u00ec nuove valenze. Di fatto \u00e8 vero\u2026 i miei sono processi creativi che si allontanano dai canoni della forma classica in scultura.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Questa caratteristica della non finitezza la riscontro anche nei tuoi disegni,\u00a0<em>Ricami<\/em>,\u00a0<em>Veline\u00a0<\/em>e <em>Assorbenti<\/em>, dove si evidenza anche nella leggerezza e nella fragilit\u00e0 del materiale scelto come supporto, nella casualit\u00e0 degli esiti delle impronte, cos\u00ec come negli andamenti non lineari, rizomatici che sembrano suggerire infiniti sviluppi\u2026\u00a0<\/strong><\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\">S\u00ec, \u00e8 vero, anche i lavori bidimensionali in carta rispecchiano l\u2019imprevedibilit\u00e0 formale delle sculture. I disegni, come impronte, annotano e imprimono percorsi e pensieri. Il candore della superficie rispecchia la fragilit\u00e0 dell\u2019atto e la casualit\u00e0 del gesto, le deviazioni e i percorsi aggrovigliati scavano, escono e si sviluppano oltrepassando il supporto in carta velina o carta assorbente dando vita a sviluppi instabili.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Vorrei soffermarmi sulle impressioni a contatto\u2026 ricordando che hai definito il tuo lavoro come una pratica autoterapeutica, mi vengono in mente le\u00a0<\/strong><strong>macchie di Rorschach<\/strong><strong>\u2026 c\u2019\u00e8 una connessione?<\/strong><\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00c8 vero, le tavole di Rorschach ricordano le mie impressioni a macchie d\u2019inchiostro. Mi ricordo di un fatto passato. Cercavo una superfice leggera su cui annotare dei segni \u2013 non di matita o di pennello ma qualcosa di diverso pi\u00f9 mentale che fisico \u2013, la possibilit\u00e0 di \u201cabbandonare\u201d con un semplice gesto una traccia sulla superfice. Avevo la necessit\u00e0 di lasciare qualcosa di visionario associato al pensiero e ho realizzato delle impronte. Un atto involontario o l\u2019intenzionalit\u00e0 dell\u2019atto? Ambiguit\u00e0 o evocazione? Credo che il mio bisogno di ricercare suggestioni evocative sia come un esame della realt\u00e0 per la corretta rappresentazione del s\u00e9\u2026\u00a0<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Il caso entra in modo prepotente nei tuoi lavori \u2013 penso in particolare alle ceramiche, la cui forma finale dopo la cottura \u00e8 difficilmente prevedibile \u2013\u00a0\u00a0a volte con un esito perfino distruttivo. Ci sono delle opere che consideri non riuscite, degli scarti?<\/strong><\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Qui gioca a mio favore l\u2019archivio di produzione. Cosa intendo per archivio di produzione? A volte se un lavoro dettato dal caso non risponde a un buon risultato, lo archivio in cassette e lo lascio l\u00ec, semplicemente per un possibile prossimo utilizzo. Oppure dopo aver selezionato degli oggetti scartati, li ricuocio una seconda volta in buca o nel forno per ceramica per vedere se nascono nuovi aspetti per poterci lavorare ancora. Forse questo \u00e8 sinonimo di distruzione?\u00a0<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Direi piuttosto di trasformazione, anche in un\u2019ottica di riciclo. In alcuni tuoi lavori hai utilizzato anche degli oggetti, come vecchie statuette, vasi, pezzi di stoffa o frammenti di arazzi\u2026<\/strong><\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il contrario di distruzione nel mio caso \u00e8 potenziamento, valorizzazione e anche esaltazione e tutti sono processi connessi con la trasformazione. Con questo si coglie tutto il mio lavoro di metamorfosi, anche in un\u2019ottica di riciclo degli oggetti a me cari che hanno segnato particolari situazioni e\/o affezioni.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>L\u2019altro aspetto affascinante delle tue opere \u00e8 il carattere spurio, contaminato: mescoli tecniche e pratiche diverse, raramente rifinisci e ripulisci i lavori. Vuoi ribadire anche in questo modo il filo diretto tra interno ed esterno?<\/strong><\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Si \u00e8 vero! Questo \u00e8 il mio processo creativo; accetto, mescolo, abbandono, ma anche il tempo fa la sua parte; sedimenta le idee in attesa di un nuovo e diretto collegamento tra dentro e fuori. La mia ricerca racchiude ideali di leggerezza \u2013 la carta e non solo \u2013 e di rapporto fisico plasmabile con la materia \u2013 l\u2019argilla e non solo \u2013 media che mi permettano di dialogare con l\u2019aspetto interiore ed esteriore della forma. I miei gesti manipolatori sono approcci sentimentali, nascono di getto in quel determinato momento\u00a0e, come un filo,\u00a0collegano la mia mente con le mani e mi conducono nella parte profonda di me.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Anche la scelta dei titoli \u00e8 in questo senso indicativa: suggerisci delle chiavi di lettura\u2026<\/strong><\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\">S\u00ec, i titoli nascono sempre dalle sensazioni che sento nascere da un particolare evento emotivo. Quando lavoro, mi scollego dal corpo e le mani fanno il loro compito, guidate dalla percezione tattile e cognitiva del momento che sto registrando con la mente e poi tutto inizia a prendere forma e tensione o accarezza la superficie.\u00a0<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Anche il modo di allestire i lavori riflette a mio parere questa attitudine: sono spesso disposti e organizzati in accumulo e in equilibrio precario\u2026<\/strong><\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Lavoro di solito in serie, le opere nascono e si estinguono sul mio tavolo in studio o nella mia buca in giardino. Il pi\u00f9 delle volte con questa molteplicit\u00e0 di forme ho assolutamente la necessit\u00e0 di installare con modi accumulativi o anche virali che invadono lo spazio oppure mi piace appoggiare i lavori su supporti occasionali che trovo nel mio studio che fungono da perno di supporto con la funzione di aiuto morale e di forza.\u00a0<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Provieni da una formazione archeologica: che ruolo ha avuto la conoscenza e la fascinazione per questo tempo remoto nelle tue scelte artistiche?<\/strong><\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Come professione sono restauratrice archeologica e credo che questa contaminazione esplorativa verso il primitivo abbia fortemente influenzato il modo di operare nella mia ricerca.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Infatti, molti dei tuoi lavori hanno un aspetto di resti, reperti che spesso hai allestito all\u2019interno di teche ed esposto in musei archeologici tra reperti reali come se fossero anch\u2019essi ritrovamenti, come nel caso di\u00a0<em>Presunto\u00a0<\/em>presso la cappella votiva a Castello di Cabiaglio\u00a0e\u00a0<em>Archivi del s\u00e9\u00a0<\/em>al Museo Archeologico di Mergozzo nel 2018<em>.<\/em><\/strong><\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Presunto\u00a0<\/em>e\u00a0<em>Archivi del s\u00e9<\/em>\u00a0sono stati disposti come se fossero dei ritrovamenti in una preliminare classificazione. Cercavo anche una situazione appropriata per verificare un approccio-confronto per i miei manufatti con il reale. In entrambi i casi, le due testimonianze si sono fuse perfettamente. Da queste mostre \u00e8 nata un\u2019immersione totale nella quale si faceva fatica a capire quale fosse il reperto reale o il mio manufatto&#8230;<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Anche alcune tecniche che utilizzi provengono da suggestioni antiche, penso ai tuoi\u00a0\u00a0concotti\u2026\u00a0<\/strong><\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Le ceramiche concotte sono oggetti sordi, sensibili e di aspetto grezzo ma preziosi e si presentano come manufatti instabili e fragili rivestiti da una nuova pelle cromatica o avvolti con filo in metallo. La loro cottura o la parziale stabilizzazione avvengono nella buca che ho scavato nella terra del mio giardino e nella quale il calore del fuoco, generato dalla combustione della legna recuperata dagli alberi del mio terreno, trasforma la materia e genera fratture o frammentazioni, consolidando cos\u00ec l\u2019aspetto finale e precario delle mie sculture.\u00a0Questa mutazione \u00e8 dovuta allo stress termico ed \u00e8 per me emblema di quella che nasce come reazione ai diversi stati emotivi dovuti ai repentini sbalzi d\u2019umore\u00a0che, come solchi, ci segnano e frammentano la nostra percezione sensoriale.\u00a0<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Oltre alle sculture in concotto, mi parli delle serie in terraglia\u00a0<em>Impressioni rupestri\u00a0<\/em>e\u00a0<em>Pelle di serpente,<\/em>che hai realizzato durante la residenza organizzata con l\u2019associazione Arteam ad Albissola Marina nel 2018? Qui hai usato una tecnica che unisce modellazione e impressione\u2026<\/strong><\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Impressioni rupestri<\/em>\u00a0e\u00a0<em>Pelle di serpente<\/em>\u00a0sono i nuovi lavori elaborati con questa particolare tecnica di impressione delle superfici, grazie alla quale trasferisco le immagini prodotte sulla carta. La finalit\u00e0 del progetto di residenza \u00e8 stato quella di individuare un processo e consolidarlo su supporti bidimensionali e tridimensionali.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Tra le tecniche che hai usato, alcune sono tipicamente legate a un artigianato femminile: mi riferisco al ricamo, al cucito e anche all\u2019uncinetto con cui hai realizzato\u00a0<em>Girocolli\u00a0<\/em>delle catenelle che formano delle collane, quindi da indossare\u2026<\/strong><\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Del ricamo mi interessa l\u2019atto esplicito del passaggio tra due superfici dentro e fuori come una pelle sensibile sulla quale adagio le mie impressioni e le valorizzo con il cucito. Queste opere sono come un abito che indosso su misura\u00a0oppure come un\u00a0filo attorcigliato di catenelle che si possono indossare.\u00a0<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Oltre al passato remoto, quali sono altre tue fonti di ispirazione e fascinazione? Ci sono artisti o opere che hanno influenzato il tuo lavoro?<\/strong><\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Sono affascinata dalla carica emotiva ma silenziosa nella pittura di Francis Bacon. Il passato rimane comunque per me sempre un germe ricco di memorie e contaminazioni e il mio lavoro lo attualizza in contesto contemporaneo.\u00a0\u00a0<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Vivi e lavori a Borgo Ticino, in provincia di Novara, in una casa dove hai il tuo studio con un giardino-parco. Il quotidiano contatto con la natura ha una ricaduta sul tuo lavoro? \u00c8 una fonte di ispirazione? Mi vengono in mente lavori realizzati sulle foglie come i delicati disegni sulle foglie di\u00a0<em>Banano in giardino\u00a0<\/em>oppure<em>\u00a0Foglie secche.<\/em><\/strong><\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Si! Il mio giardino \u00e8 il mio secondo studio e il luogo d\u2019ispirazione principale dal quale attingo modi e idee per arricchire la mia tecnica e il mio linguaggio espressivo. Nella terra cuocio le mie opere in argilla e le trasformo in un processo di lenta sedimentazione. Come la lenta crescita delle piante e il loro contatto con la terra e l\u2019aria che sviluppa le foglie. Nel mio giardino ci sono tre alberi dai quali mi sento particolarmente attratta, che sono il mio grande castano, il giovane banano e lo stupendo sambuco. Durante le stagioni mi piace raccogliere dai loro rami le foglie, osservare la loro crescita e le mutazioni che per me hanno un valore importante. Vedo in loro lo stesso che vedo in me, ovvero un corpo che si sviluppa e che diventa fragile alle mutazioni ambientalima che conserva\u00a0una forte carica emotiva in un ciclo di attese che si ripetono annualmente.\u00a0\u00a0<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>\u2026 E lo studio dove lavori? So che \u00e8 un luogo particolare per te\u2026<\/strong><\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il mio studio \u00e8 il mio habitat prediletto. Un angolo remoto, un ventre dove far sedimentare idee, pensieri e lavori. Uno spazio fisico dove produco, archivio o semplicemente appoggio sui tavoli i miei vecchi e nuovi lavori in attesa di trovare un collegamento tra me e loro e forse, chiss\u00e0, di\u00a0destinarli\u00a0ad una possibile nuova evoluzione.<\/p>\r\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Un dialogo aperto Conversazione tra Eva Reguzzoni e Rossella Moratto La ricerca di Eva Reguzzoni pu\u00f2 sembrare a prima vista anacronistica, un guardare a ritroso che lascia all\u2019oggi reperti e tracce. 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